Sul discorso di Mattarella di fine 2018

02-01-2019 18:28:10

Scrivo queste righe per esprimere, e so che ciò potrà sorprendere qualcuno, apprezzamento per il ruolo istituzionale che Mattarella ha esercitato nel suo discorso di fine anno 2018. Il suo richiamo alla convivenza, alla solidarietà, e al rispetto delle istituzioni Repubblicane, che sono il portato storico della nostra Costituzione che, non si finirà mai di ribadirlo, nasce dalle ceneri di un Italia martoriata dalle scellerate scelte del fascismo, è quanto di minimo ci si possa aspettare dal Presidente della Repubblica; eppure, visti i tempi di odio e di degrado politico dovuti anche a una malacomprensione o sfruttamento immorale dei nuovi stumenti telematici, anche questo minimo, per la prima volta, fa sentire più sicure le persone perbene.

Si, da comunista si possono apprezzare anche i discorsi di un democristiano di lungo corso come Mattarella. Perché, nella nostra - momentanea - irrilevanza, noi comunisti persi e sparsi in una diaspora che è opportuno ricomporre con cura e pazienza, dobbiamo sapere esercitare con responsabilità anche il nostro ruolo di forte critica al sistema. Dobbiamo riprendere, con i dovuti tempi, dalla Lega e Movimento 5 Stelle, quella egemonia popolare, quella capacità di criticare le istituzioni, ricordandosi però che sono quelle stesse istituzioni che i comunisti hanno contribuito a rinsaldare dopo il fascismo. Lega e M5S sono dei barbari, in questo edificio sacro che è la nostra Repubblica parlamentare. La Costituzione ricordiamoci - in parte mai attuata - porta la firma del comunista Umberto Terracini. E' questo che distingue il PCI e i comunisti che, pur essendo contro questa Europa delle oligarchie, e non condividendo il Mattarella politico, sanno esercitare il RISPETTO per la persona umana e per il ruolo della Presidenza della Repubblica, che è garante di tutti e soprattutto delle libertà politiche e di opinione - con eccezione per quelle degenerazioni totalitarie, in Italia storicamente rappresentate dal fascismo, che negano tali libertà. 

Di fronte a ministri - e la m minuscola è voluta - che usano a fini propagandistici ogni aspetto di vita privata e pubblica, un richiamo di questo genere come nel discorso di Mattarella, per quanto timido possa essere, è garanzia che esiste perlomeno un contropotere a questa deriva reazionaria. Poi, sul come lavorare tra le persone e soprattutto tra le fasce più deboli della società, noi abbiamo la nostra idea e le nostre impostazioni di lavoro, diverse da quelle del Pd, di Forza Italia, e dell'attuale governo. Ma la casa comune è un bene di libertà per tutti noi, e va difesa, anche a costo di sembrare - sempre transitoriamente - contro il "popolo": che poi, alla fine, chi si imbocca della parola "popolo" ogni due per tre, è il primo a tradirlo.


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