L'insostenibile leggerezza della comunicazione relazionale

09-12-2019 11:14:13

Non è raro notare ultimamente, sui social in maniera preponderante, come nei nostri ambienti politici, che oggi nulla vantano in termini di egemonia culturale e numericamente risultano irrilevanti per la Società, viga una sorta di retorica dell'amarezza se non proprio del sarcasmo acido.

È comprensibile che dopo il fallimento strutturale della rifondazione comunista degli anni '90, che dopo innumerevoli tentativi di ricreare un partito comunista di massa senza che arrivi la massa dopo anni e anni di lavoro politico, e questo fatto in condizioni ancora più difficili a partire dal 2008 dove il sostegno di opinione (perché di questo si è sempre trattato) è venuto meno, possa portare nei compagni frustrazione, senso di inadeguatezza, difficoltà ad accettare il fallimento.

Ma se non vogliamo continuare a giocare, se vogliamo essere credibili pur minimamente, anche solo nei confronti di un cittadino mediamente informato (dato che per l'operaio italiano, va ricordato, non esistiamo o se esistiamo siamo il folclore a cui regalare un sorriso ma 99 su 100 non il voto), la realtà delle cose va guardata in faccia.

È un sacrilegio dire che il meccanismo edonistico a livello mentale, anche di quello che era definito il "proletario", oggi è preponderante nelle scelte sociali? È antimarxista affermare che la logica del consumo, per quanto porti ad oggi a un problema ambientale (e il capitalismo stesso sta già cercando da sé le risposte, vedi effetto Greta Thunberg) è vincente su ogni aspetto della nostra vita fino al punto di incidere sulle relazioni umane? Bene, se queste asserzioni sono condivise, rimane l'eterna questione del "che fare". E qua ci perdiamo, e impauriti dal mare aperto creiamo feticci, totem, e rivendichiamo le nostre "pesanti" bandiere.

Ci siamo mai chiesti anzitutto se il problema è la nostra comunicazione? Abbiamo mai pensato al fatto che la mente umana è il passaggio ulteriore di analisi che dobbiamo fare, che ci manca completamente, fermi nemmeno agli sviluppi tardo novecenteschi ma ripiombati nel marxismo anni '30 che parlava con i canoni del positivismo ottocentesco?

Appare, quindi, oggi come non mai urgente non più soltanto un ennesimo programma politico economico, dove si spiega quello che in quasi 30 anni di congressi ci siamo già spiegati, ovvero la rilevanza dell'interesse pubblico su quello privato, il ruolo del potere che le classi subalterne dovrebbero imparare a  gestire per emanciparsi, lo Stato borghese che diviene strumento di classe... sono tutte condizioni che hanno dimostrato la loro correttezza teorica, ma che all'atto pratico spesso si sono concluse con la nascita di nuove forme di potere burocratizzato, burocrazie che non vanno condannate ingenuamente in toto poiché fanno comunque parzialememte gli interessi di quei popoli coinvolti (Russia e Cina per citare i casi più importanti), ma certamente non è per arenarsi su una nuova classe burocratica che è stato pensato il socialismo.

Occorre quindi un nuovo approccio che riprenda quell'afflato umanistico, filosofico, che sia attrattivo anche in questo sistema di consumo non per la sua austera memoria - la quale sicuramente è necessaria come maestra di vita, ma non sufficiente - bensì per la sua sincera speranza e ottimismo. Il Sole pare essersi spento sulle nostre bandiere. Si rammenta ai sardini che le bandiere sono pesanti, ma chi le ha rese tali? Il moderno capitalismo?

Eh no cari miei. Non funziona più questo linguaggio. Forse tra qualche tempo i bikers o i corrieri delle consegne saranno titolati a parlare della loro pesante storia. O le cameriere d'albergo, moderne proletarie delle città terziarizzate. Noi no. Noi portiamo le persone solo a deprimersi, perché sono passate le generazioni e quello che è stato della seconda guerra mondiale quasi nessuno lo sente più parte della sua pelle, se non per affettività a qualche famigliare.

Il moderno capitalismo ha vinto per la sua flessibilità, per le illusioni che da. Ma continuare a fare i flagellanti non servirà ne a noi né ai peccatori da redimere. Le illusioni esistono perché la mente umana ha bisogno, e forse anche diritto, a sentirsi felice.
 

Diamogli un'altra storia, bella, che dia speranza. Vi fanno schifo le sardine compagni? Mangiatevi le aste delle pesanti bandiere allora. Che peraltro nel mare aperto di oggi purtroppo affondano, non sanno nuotare.

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